BLACK HOLE 🔭

Sono sempre stata attratta dal mistero. E l’universo di misteri ne ha davvero parecchi.

Spero in molti capiranno l’emozione che ho provato nel vedere lo scorso aprile l’insieme di pixel che compongono il meraviglioso ritratto del buco nero al centro della galassia Messier 87. Perché è un grande passo verso la conoscenza, quel qualcosa che ha sempre nutrito l’animo e la mente dell’uomo.

Giovedì scorso ho partecipato alla conferenza organizzata dall’INAF col professor Luciano Rezzolla dedicata alla prima immagine di un buco nero, in cui è stata spiegata la natura di questo oggetto e, in particolare, come è stato possibile “fotografarlo”.
In questa occasione ho assistito alla vera e pura divulgazione scientifica, ossia non solo comprensibile a chi, come me e tanti altri, studia la fisica e l’astronomia, ma anche a chi ne è appassionato o è semplicemente curioso.
Volevo condividere con voi qualche nozione che ho appreso e consolidato durante questa conferenza.

Sappiamo tutti cos’è la gravità giusto? Banalmente è la forza che ci mantiene coi piedi saldi al terreno, la forza che fa cadere le cose, la forza che ci impedisce di volare. Ogni oggetto astronomico ha la sua gravità: Terra, Luna, Sole, … .
In particolare, il buco nero rappresenta la massima manifestazione della gravità. Essa, infatti, è così elevata da permettere al buco nero di “nutrirsi” di tutto ciò che gli sta attorno, perfino della luce.
Ma come fa a nutrirsi di luce?
Se vogliamo mandare un satellite nello spazio dobbiamo fornirgli la cosiddetta velocità di fuga, ossia quella velocità che gli permette di vincere la forza di gravità ed entrare in orbita attorno alla Terra. Ma nel caso di un buco nero, non esiste nessuna velocità in grado di contrastare la gravità che lo caratterizza e la luce quindi, che viaggia alla massima velocità possibile, non può sfuggirvi.

Come siamo riusciti a fotografare un buco nero?
Il buco nero è un oggetto enorme ma lontanissimo! Perciò, nonostante le sue dimensioni, a noi appare come un puntino nel cielo ed è quindi necessario creare un telescopio virtuale delle dimensioni della Terra per fotografarlo! Per ottenere un obbiettivo di queste dimensioni sono stati utilizzati diversi telescopi situati in varie regioni del mondo e correlati tra loro affinché il soggetto interessato sia sempre osservato.
Un’idea semplice, ma una realizzazione complessa.
I dati raccolti sono stati poi analizzati da diversi team e la loro elaborazione ha fornito, in sintesi, la famosa immagine del buco nero, resa pubblica lo scorso aprile.
Nonostante il grandissimo traguardo raggiunto, ci sono ancora tantissime domande a cui dare una risposta. Infatti non siamo ancora in grado di capire la natura di questo buco nero, le sue caratteristiche e la sua tipologia. Fortunatamente, però, ci sono ancora moltissimi margini di miglioramento che ci condurranno ad una conoscenza sempre più approfondita di questi oggetti ancora misteriosi ed affascinanti.


Parlando metaforicamente di buchi neri, a voi, cosa viene in mente? A me questo.

Qualcosa da cui non si torna indietro.
Qualcosa di scuro e misterioso.
Qualcosa di complicato ma meraviglioso.

Siamo tutti risucchiati da un buco nero. Chi lo trova nel lavoro, nello studio, nell’arte, nello sport, e così via…
Il mio buco nero probabilmente è la fotografia.
Ormai non riesco più ad immaginarmi senza la macchinetta al collo, senza quelle ore quotidiane dedicate alla fotografia.
Non riesco a smettere di ricercare nuove tecniche e nuovi soggetti, con la voglia di imparare sempre più cose di questo mondo.
Non riesco a smettere di meravigliarmi di fronte a vecchie fotografie, ritratti di posti magici e avventure indimenticabili.

Chissà se un giorno vi entrerò del tutto, rendendo eterno il nostro rapporto.


Qual è invece il vostro buco nero? Fatemelo sapere nei commenti se vi va!
E se avete curiosità o domande da porre riguardo i buchi neri non esitate a chiedere.
Spero nella mia, seppur minima, conoscenza di riuscire a rispondervi.

Come sempre, ai prossimi scatti! 📸

Padova – 10.10.2019

“Non ho mai guardato attraverso un buco della serratura senza trovare qualcuno che stava a sua volta guardando.”

– Judy Garland

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